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Noi@Europe, al lavoro nella biblioteca Grazia Deledda di Ponticelli

Library Makers: Transforming Spaces for Culture

by Piera De Prosperis
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Foto by perifebiblio

 

Napoli est, Ponticelli, ci troviamo in un luogo della città metropolitana considerato degradato e ad alto rischio criminalità per i giovani che vi vivono. Eppure le iniziative che nascono in questo quartiere sono tante, grazie ad associazioni, laiche e cattoliche, che vi operano da decenni come l’Arcimovie, le Kassandre, Terra di confine. Insomma un territorio che insieme con San Giovanni a Teduccio e Barra, non si tira indietro quando si tratta di proposte innovative, specie mirate ai giovani.

In questo contesto si inserisce il progetto di Noi@Europe, un’associazione fondata nel 2012 a Napoli che si propone di sostenere e promuovere la cittadinanza europea e la cooperazione internazionale. Giovani volontari tra i 18 e i 30 anni potranno partecipare al Library Makers: Transforming Spaces for Culture, che mira a migliorare e valorizzare gli spazi della Biblioteca Grazia Deledda di Ponticelli. I partecipanti avranno l’opportunità di lavorare a fianco di persone provenienti da tutta Europa offrendo il proprio contributo per un evento che celebra l’importanza delle biblioteche di quartiere. Vitto e alloggio gratuito in una scuola dismessa e ristrutturata, paghetta giornaliera, possibilità di vivere il territorio e la città. Compiti da svolgere nei quindici giorni di durata del progetto, tra il 23 aprile e il 6 maggio: attacchi d’arte, azioni di pulizia, cura delle aree verdi, rigenerazione urbana, attività interculturali, supporto ad alcune delle attività svolte all’interno della biblioteca, realizzazione di azioni di riqualificazione e decorazione per renderla più accogliente per i suoi utenti.

Mi piace sottolineare alcuni aspetti. Innanzitutto il luogo: una biblioteca di quartiere o per meglio dire di comunità quindi la possibilità di vivere in uno spazio da sempre deputato allo studio ed alla riflessione. Poi la combinazione lavoro intellettuale/lavoro manuale, il contatto diretto tra giovani di ogni provenienza in uno scambio non solo di lingua ed abitudini ma anche di confronto sul significato ed il valore da attribuire alla parola Europa. Il fine dunque non è solo di trasformare un luogo, la biblioteca, dando ad essa una nuova veste ed un’ulteriore mission ma soprattutto di trasformare alla lunga gli atteggiamenti ed i cuori. Il concetto di community library arriva dal Giappone, ed è nato per affrontare il problema del caro affitti. La biblioteca si rivolge ai privati ed offre la possibilità di affittare scaffali dove esporre una scelta di libri che si consigliano al pubblico, consentendo il prestito gratuito. Nello spazio della biblioteca di Ponticelli si mettono in campo progetti per la diffusione, la produzione e il confronto culturale creando così occasioni di incontro per la comunità locale.

La biblioteca come luogo sacro di un sapere immutabile fa spazio ad un altro modo di intendere la conoscenza. I libri restano il punto fermo ma intorno ad essi deve oggi girare tutto un altro modo di conoscere che è confronto e creatività. Via la polvere dagli scaffali, in senso reale e metaforico, spazio alla curiosità che stimolata dai media, ha poi bisogno di mettere radici, arricchendosi del confronto con il passato e del dialogo con la contemporaneità. Il progetto di Ponticelli avrà sicuramente un riscontro positivo nell’immediato ma anche e soprattutto una ricaduta nell’utilizzo dell’oggetto libro.

Per gli amanti del libro e per conoscere la storia delle biblioteche consiglio Papyrus, l’infinito in un giunco di Irene Vallejo che inizia il suo fantastico percorso inseguendo il formarsi del concetto di libro e di biblioteca nell’antichità con una serie di citazioni. Una di esse: Leggere è, innanzitutto, un recipiente in cui riposa il tempo. Un trucco strabiliante grazie al quale l’intelligenza e la sensibilità umana si sono imposte a una condizione effimera, di continuo flusso, che conduceva l’esperienza di vivere verso il nulla dell’oblio. E poiché nessuno di noi vuole che il nulla ingoi la fantasia, ben vengano iniziative di trasformazione e ammodernamento dei luoghi del libro perché come diceva Eco il libro rientra nella stessa categoria del cucchiaio, del martello, della ruota o delle forbici. Una volta inventati, sono insuperabili.

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