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LE CITAZIONI: Vonnegut. Senza la patria americana

Kurt Vonnegut

by Ernesto Scelza
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Kurt Vonnegut è uno dei grandi maestri della letteratura nordamericana moderna: “il romanziere della controcultura”. Un riferimento-cult della generazione che ha sognato un mondo libero da guerre e combattuto per esso, e contro “l’avidità che ha caratterizzato la seconda metà del ventesimo secolo in America”. Questo libro, pubblicato un paio di anni prima della scomparsa dell’autore, raccoglie “dodici brevi saggi sulla società americana, sull’imperialismo dei suoi governi, sulle guerre in Iraq e in Afghanistan, sullo sfrenato capitalismo delle multinazionali: la critica feroce a una patria che l’autore non riesce più a riconoscere come propria”. 

 

«Sapete cos’è un pirlotto? Quando facevo le superiori alla Shortridge High School di Indianapolis, sessantacinque anni or sono, un pirlotto era uno che si infilava una dentiera nel culo e staccava con le chiappe i bottoni dai sedili posteriori dei taxi. (Invece i sudicioni erano quelli che si mettevano ad annusare i sellini delle bici delle femmine.)

E io tuttora considero un pirlotto chi non ha mai letto il più bel racconto della letteratura americana, ossia Accadde al ponte di Owl Creek di Ambrose Bierce. Non è assolutamente un’opera politica. È un esempio impeccabile del genio americano, come Sophisticated Lady di Duke Ellington o la stufa Franklin.

Considero un pirlotto chi non ha letto La democrazia in America di Alexis de Tocqueville. Resterà sempre il più bel libro mai scritto sui punti di forza e le debolezze insiti nella nostra forma di governo.

Volete un assaggio di questo libro meraviglioso? Tocqueville dice, anzi lo diceva 169 anni fa, che il nostro paese è quello in cui l’amore per il denaro fa più presa sull’animo della gente. Ho reso l’idea?

Lo scrittore franco-algerino Albert Camus, premio Nobel per la letteratura nel 1957, ha scritto: “Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio.”

Ecco che ancora una volta la letteratura ci dà occasione di farci un sacco di risate: Camus morì in un incidente stradale. Quanto ha vissuto? Dal 1913 al 1960.

Vi rendete conto che tutta la grande letteratura – Moby DickHuckleberry FinnAddio alle armiLa lettera scarlattaIl segno rosso del coraggio, l’Iliade e l’OdisseaDelitto e castigo, la Bibbia e The Charge of the Light Brigade di Tennyson – parla di che fregatura sia la vita degli esseri umani? (Non è liberatorio che qualcuno lo dica chiaro e tondo?)

Per quanto mi riguarda, la teoria dell’evoluzione può andarsene affanculo. Noi siamo un errore madornale. Abbiamo ferito a morte questo bel pianeta – l’unico in tutta la Via Lattea capace di sostentare la vita – con un secolo di folle frenesia del trasporto. Il nostro governo sta conducendo una guerra contro la droga, giusto? allora perché non se la prende con il petrolio? Lì, altro che ebbrezza distruttiva! Uno ne ficca un po’ dentro l’automobile e può andarsene in giro a duecento allora, investire il cane dei vicini e fare a brandelli l’atmosfera. Be’, finché ci tocca essere degli Homo sapiens, perché prendersi la briga di stare al mondo? Facciamo a pezzi tutto quanto. C’è qualcuno che ha sottomano una bomba atomica? E chi non ce l’ha, oggi?

Però c’è una cosa che devo dire in difesa dell’umanità: in qualunque epoca della storia, dal Paradiso Terrestre in poi, gli uomini si sono semplicemente ritrovati sulla terra di punto in bianco. E, tranne che nel Paradiso Terrestre, esisteva già tutta una serie di giochetti che potevano far dare di matto a una persona anche se non era matta di suo. Fra i giochetti di questo tipo al giorno d’oggi ci sono l’odio e l’amore, il progressismo e il conservatorismo, le automobili e le carte di credito, il golf e la pallacanestro femminile.»

Kurt Vonnegut, Un uomo senza patria.

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