Home Cultura LE CITAZIONI: Sachs. La globalizzazione prossima ventura

LE CITAZIONI: Sachs. La globalizzazione prossima ventura

Jeffrey D. Sachs

by Ernesto Scelza
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l 19 febbraio scorso l’’economista Jeffrey Sachs ha preso la parola al Parlamento Europeo. Nel suo intervento, ampiamente ripreso dai media, ha criticato le politiche adottate dagli Stati Uniti e dalla NATO, l’implicazione dell’Europa nel conflitto in Ucraina, e il peso dell’influenza americana nelle scelte politiche europee. Ha esortato, infine, i membri del Parlamento europeo a “sviluppare una politica estera autonoma e separata da quella degli Stati Uniti”. In questo libro del 2020, Sachs parla “delle complessità della globalizzazione e della sua capacità di migliorare le condizioni dell’uomo… I nessi reciproci dell’umanità nel globo consentono la condivisione di idee, il godimento di culture diverse, e lo scambio di beni vari e particolari in aree geografiche vastissime”. Nella ‘Citazione’ è l’inizio del capitolo conclusivo intitolato “Guidare la globalizzazione nel Ventunesimo secolo”.

 

«Ogni Età della Globalizzazione ha scatenato tensioni e guerre. Nel Paleolitico, l’Homo sapiens spinse all’estinzione altri ominidi incontrati, i neandertaliani e i denisoviani. Nel Neolitico pastori e agricoltori rimpiazzarono i cacciatori-raccoglitori incontrati nelle loro migrazioni, forse in modo violento, in competizione per le poche risorse disponibili. Nell’Età Equestre cavalieri provenienti dalle steppe razziarono e saccheggiarono le società insediate in zone a clima temperato dell’Eurasia. Nell’Età Classica si scontrarono grandi Imperi territoriali per il dominio dell’Eurasia. Nell’Età Oceanica i conquistatori europei si sostituirono alle popolazioni indigene delle Americhe, provocandone quasi la sparizione a causa di malattie e sottomissione. Nell’Età Industriale gli imperialisti europei combatterono per accaparrarsi il dominio politico di gran parte dell’Africa e dell’Asia. Oggi torniamo a essere in mutamento e il mondo guidato dalle potenze angloamericane cede il passo a qualcos’altro che ancora deve essere definito.

In ogni età si sono anche introdotte nuove forme di governance, e questo può darci speranza. Il Paleolitico forgiò i forti legami tra clan locali nomadi. Il Neolitico fece emergere la vita sedentaria di villaggio e una politica locale. L’Età Equestre ci portò i primi Stati; l’Età Classica i primi Imperi multietnici; l’Età Oceanica i primi Imperi Globali oltreoceano; l’Età Industriale le prime forme di governance globale, compresa la nascita delle Nazioni Unite e di due potenze egemoniche, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Ora l’Età Digitale ci chiama a inventarci altri modi efficaci per governare un mondo globalmente interconnesso.

Nel precedente capitolo ho descritto le tre grandi sfide che l’Età Digitale ha davanti a sé: le crescenti disuguaglianze, un diffuso degrado ambientale e i rischi che scaturiscono da grandi cambiamenti a livello geopolitico. Queste situazioni preoccupanti potrebbero sovraccaricare le nostre istituzioni politiche e provocare un conflitto devastante. Così è accaduto in passato. Il compito fondamentale della nostra era è quindi quello di resistere a una tendenza verso la guerra, perché la nostra capacità di distruzione supera ora i limiti che storicamente abbiamo avuto. E nel mantenere la pace, i nostri obiettivi devono essere anche quelli di mantenere il nostro pianeta abitabile e le nostre società inclusive e giuste.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di gestire la globalizzazione con questi grandi obiettivi in mente. A questo proposito possono venirci in soccorso diversi concetti. Il primo è quello di sviluppo sostenibile, a intendere un approccio olistico verso la governance che combini obiettivi economici, sociali e ambientali. Il secondo è l’ethos socialdemocratico, a intendere un approccio inclusivo e partecipativo alla vita politica ed economica. Il terzo è il principio di sussidiarietà, a intendere che risolviamo problemi al livello adeguato di governance. Il quarto è una riforma dell’ONU. Il quinto è un mondo sicuro per la diversità.»

Jeffrey D. Sachs, Terra, popoli, macchine. Settantamila anni di globalizzazione.

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