Nel maggio del 1939 un ecclesiastico e psicologo inglese, Howard L. Philp, pubblica “Jung fa la diagnosi ai dittatori” dopo un incontro con il fondatore della psicologia analitica Carl Gustav Jung, che mesi prima aveva reso una intervista al “Cosmopolitan” in cui prevedeva quello che sarebbe poi successo: l’abbandono della Cecoslovacchia, da parte della Francia e dell’Inghilterra, alle mire di Hitler e alle sue ambizioni espansionistiche. Il resoconto dell’incontro di Philip con Jung è proposto nella raccolta “Jung parla” a cura di William McGuire e R.E.C. Hull, per i tipi di “Adelphi”.
«Hitler è semplicemente ciò che i tedeschi l’hanno fatto essere. Noi non ce ne rendiamo conto abbastanza pienamente, ma questa è la chiave per comprendere Hitler e la Germania stessa. Hitler è una maschera, solo che dietro quella maschera non c’è nulla.
(…) Non potrei trovargli una collocazione come uomo, perché individualmente Hitler è poco interessante e scarsamente importante. E semplicemente un grosso fenomeno. Vedere Hitler e Mussolini l’uno accanto all’altro, come è accaduto a me, è un’esperienza inimmaginabile. Mussolini riempie tutta la sua uniforme, mentre a Hitler vanno larghi anche i suoi vestiti normali! Hitler è tutto maschera (…).
Non si può capire Hitler se non si prendono in considerazione i fattori inconsci che agiscono nel suo comportamento e anzi nel mondo. Certo è che Hitler non conosce sé stesso; se si conoscesse, non sarebbe così privo di senso dell’umorismo e non si prenderebbe così sul serio. Le forze inconsce agiscono in molti modi diversi, e l’inconscio collettivo è un dato di realtà delle vicende umane (…).
È verosimile… che esista una forza che possiamo chiamare l’inconscio collettivo di una nazione; Hitler possiede l’arcana facoltà, di percepire l’inconscio collettivo della Germania. È come se sapesse sempre quali sono i veri sentimenti della nazione in ogni momento.
Hitler ha sacrificato la sua individualità (o forse non ne possiede una vera e propria), subordinandola quasi completamente alle forze dell’inconscio collettivo, e ha la capacità di attingere a questa riserva nascosta. Egli stesso ha accennato al fatto di sentire una Voce che gli parla. Per lui è così, e la Voce che ode è quella dell’inconscio collettivo, in particolare di quello della sua razza. È questo che rende così problematico trattare con lui: in pratica, Hitler è la nazione. E il guaio con le nazioni è che esse non mantengono la parola data e che, almeno a livello di inconscio collettivo, non posseggono alcun senso dell’onore. Una nazione in quanto tale, checché ne dicano gli Stati totalitari, è una forza cieca.
(…) Tra le forme in cui l’inconscio si presenta a un uomo c’è la figura femminile, e, analogamente, l’inconscio personificato appare alla donna sotto forma di una figura maschile. Uno dei problemi più importanti per l’individuo è arrivare ad avere il giusto tipo di rapporto con queste figure dentro di lui, che possono assumere le forme più diverse. L’uomo poco evoluto chiamerà la figura femminile “Madre”, intendendo la sua madre personale. (…) Hitler non è mai riuscito a sviluppare un sano rapporto con questa figura femminile… Di conseguenza ne è posseduto e, anziché essere autenticamente creativo, ecco che è distruttivo. Questa è una delle ragioni per cui Hitler è pericoloso: non possiede dentro di sé i germi della vera armonia.»
Carl Gustav Jung, Jung parla. Interviste e incontri.