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Berlinguer. La grande ambizione, a Ponticelli

L'intervento di Bassolino

by Piera De Prosperis
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Serata di grande emozione l’altro ieri pomeriggio, 2 aprile, al Cinema Pierrot di Ponticelli. Si proiettava Berlinguer. La grande ambizione film del 2024 diretto da Andrea Segre, incentrato sulla figura del leader del Partito Comunista italiano fino al 1984, anno della morte. Il racconto filmico della vita pubblica e privata di Berlinguer comprende l’arco di tempo dal viaggio a Sofia del 1973 fino al discorso alla Festa Nazionale dell’Unità di Genova del 1978.

L’emozione in sala era palpabile soprattutto per l’annunciato arrivo di Antonio Bassolino, amico e sodale di Berlinguer e soprattutto testimone di un’epoca ormai lontana ma mai dimenticata. Ecco, forse proprio la nostalgia per un periodo fruttuoso di lotta e confronto democratico, la consapevolezza di avere chi più chi meno dato il proprio contributo all’evoluzione culturale e sociale dell’Italia, hanno dato alla presenza di Bassolino in sala un’ulteriore carica emotiva. C’era forse tra gli astanti anche un’implicita tendenza a far coincidere quegli anni ’70 come l’età più bella della propria vita quando speranze ed aspettative si concentravano in scelte politiche che si riconoscevano nelle parole e nel programma di un leader amato e rispettato. Ovviamente l’età media viaggia tra i 60 e i 70 ed oltre ma eravamo tutti improvvisamente ringiovaniti, quasi miracolosamente tornati ad indossare minigonne ed eskimo. Non a caso a fine proiezione si parlava di Andreotti, del compromesso storico, sembrava di essere davvero tornati indietro nel tempo, dimentichi degli ultimi cinquanta anni.

Bassolino ha ricordato l’impegno di Berlinguer per il Sud, la sua presenza in situazioni drammatiche quali il terremoto dell’80. Aneddoto sul privato è il racconto di come solo in casa propria il segretario indossasse le Clarks, regalo delle figlie ed oggetto di gran moda al tempo che, però, non sarebbero state adeguate alla sua immagine modesta ed operosa, impegnata in tante gravi problematiche. Il film termina con il 1978 anno dell’uccisione di Moro con la conseguente conclusione del progetto del compromesso storico. Un altro aspetto che Bassolino ha sottolineato è l’importanza della politica internazionale che era il pane quotidiano dei dirigenti PCI. Insomma, il messaggio dell’opera sta nel riconoscere che una parte del futuro è già scritta nel passato.

Il film è magistralmente interpretato da Elio Germano con accanto uno stuolo di straordinari attori che impersonano tanti nomi noti dell’epoca: Terracini, Ingrao, Cossutta, Iotti, Pecchioli… nomi che ovviamente ai giovani non dicono niente ma che inducono a riflettere sulla qualità di una classe dirigente e di partito con una formazione culturale e politica distante anni luce da quella degli attuali governanti.

Lucciconi agli occhi sia quando sfilano le immagini dei cortei, immagini vere che si intersecano con quelle della finzione filmica sia quando si svolge il funerale di Berlinguer, con il suo milione di partecipanti, che chiude idealmente un periodo se non un’epoca della nostra storia.

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